G.Donizetti, "Lucia di Lammermoor" Devia, Sabbatini, Stoyanov Direttore Gerard Korsten Cagliari, Teatro Lirico, 2004 2 CD Dynamic 2008, 576/1-2
La discografia è sempre stata avara con Mariella Devia, che pur essendo la più rilevante belcantista italiana (di nascita e repertorio) dei nostri tempi non si è ancora liberata dal cliché immotivato d’interprete fredda e poco fantasiosa, d’attrice mediocre. Fosse stata diva di una qualche multinazionale del disco il problema non si sarebbe nemmeno posto. Il teatro però dice un’altra cosa, e lo conferma la bella incisione live della sua Lucia appena uscita per la Dynamic. L’emissione perfetta, proiettata sul fiato come meglio non si potrebbe, porge un suono dal colore seducente, intimamente emozionante, perché pur mantenendo le peculiarità del soprano leggero possiede screziature più mature, persino sensuali, che si sciolgono ora in filati e mezzevoci
impalpabili, ora in acuti e colorature di cristallina perfezione. Ma si tratta di un cristallo vivo, intagliato nella severa stilizzazione d’una moderna lettura del repertorio belcantistico che non rinnega tuttavia un’intima emozione. La sua, insomma, è una coloratura drammatica, espressiva di per sé, nella purezza della sua aderenza alle esigenze musicali della pagina: un distillato teatro in musica che non fa fuochi d’artificio nella cavatina, ma si abbandona languidamente alle volate donizettiane con la pudicizia d’una donna cui non è concesso decidere dei propri sentimenti. Nella pazzia, poi, non segue la via dello straniamento nella quale tante colleghe hanno iscritto la loro lettura, al contrario conferisce alla scena una drammaticità più plastica e intensa, giocando con i riflessi di purezza flautata e di concretezza muliebre che la tecnica permette di unire nel suono della Devia. Che è - e resta - indiscutibilmente LA Lucia dei
nostri giorni. Al suo fianco l’Edgardo di Giuseppe Sabbatini, che non potrà vantare la longevità vocale del soprano ligure e, necessariamente, gioca in difesa, ma lo fa comunque con l’eleganza e la musicalità di uno dei più raffinati tenori degli ultimi tempi, ricordandoci d’aver anch’egli scritto una pagina importane nella storia esecutiva del capolavoro donizettiano. Doverosa una nota di merito per l’Enrico Ashton assai ben cantato da Vladimir Stoyanov, baritono di grande eleganza e pulizia vocale, severo senza essere grossolanamente vilain. Carlo Colombara, Raimondo di routine, Blagoj Nacoski, esangue Arturo, Damiana Pinti, un’Alisa di insolito rilievo, ed Enrico Cossutta, solido Normanno, completano il cast. Gerard Korsten sul podio accompagna senza brillare e talvolta la dinamica delle cabalette lascia a desiderare, ma non penalizza la prova assoluta della primadonna né quella accorta e intelligente del tenore. Il
cofanetto riporta belle immagini dello spettacolo di Denis Krief, di grande effetto per il taglio di luci e dove spicca una Devia particolarmente intensa ed espressiva grazie anche al suo look naturale con capelli corti, senza parrucche seicentesche. Note, trama, libretto sono in italiano e in inglese. (Roberta Pedrotti)
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