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recensione: ALESSIO MENCONI - STANDARD TRIO (2005)   Message List  
Reply | Forward Message #609 of 2134 |
Hi a new review for last Alesssio's CD on air in the next few days
on Radiovinilemania in Italy

http://www.vinilemania.net/vALESSIOMENCONI.htm

Ciao ciao P

courtesy: http://italia.allaboutjazz.com

Mario Calvitti

La chitarra è sicuramente uno degli strumenti più versatili che
esistano, e sono pressoché infinite le possibilità espressive che
offre ai musicisti che la sappiano utilizzare. Molti però non ne
sfruttano le enormi potenzialità, preferendo limitarsi a precorrere
strade già battute. Scelta di per sé non censurabile, purché
sostenuta da reali esigenze espressive e da un progetto musicale
coerente, come potrebbe essere nel campo del jazz la rilettura del
repertorio chitarristico stabilito nel corso di decenni dai grandi
che hanno fatto la storia dello strumento.

Questo è sicuramente un approccio tra i più battuti, sia in Italia
che all'estero, grazie all'indubbio fascino esercitato dai temi
sempreverdi, e alla presenza di numerose scuole di musica che ne
fanno la base dei propri corsi. Vediamo insieme alcuni esempi in
Italia di chitarristi appartenenti alle diverse scuole di pensiero.

Alessio Menconi
Standard Trio
Abeat Records
(2005)

Fin dal suo nome, lo Standard Trio di Alessio Menconi non nasconde
le finalità del proprio progetto musicale, dedicato alla rilettura
di quell'inesauribile repertorio di brani che ha fatto la fortuna
dell'omonimo (e ben più famoso) Standard Trio jarrettiano. Nel CD
che ha lo stesso nome del gruppo ritroviamo dieci titoli arcifamosi
come 'I Fall in Love Too Easily', 'Just One of These
Things', 'Django' e 'Someday My Prince Will Come'. L'indiscussa
bellezza dei temi fa sì che non vengano a noia anche dopo le
innumerevoli interpretazioni che ne sono state date negli anni, a
patto che chi le suona dia prova di gusto e sensibilità musicali
prima che di tecnica.

Fortunatamente è questo il caso di Menconi, che non delude nella
riproposizione dei classici, con il sostegno di una ritmica formata
da Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla
batteria. L'atmosfera è quella giusta, e l'ascolto scorre
piacevolmente fino alla fine, anche se il chitarrista dà
l'impressione di non lasciarsi andare liberamente fino in fondo
verso una rilettura più originale e personale che sarebbe nelle sue
corde.






Thu Dec 28, 2006 6:39 pm

pcarbo1966
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Pietro
pcarbo1966
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Dec 28, 2006
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